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È tempo di scommettere su aziende che perseguono il bene comune

15 aprile 2020

Il mondo del “dopo-COVID”. La scorsa settimana è stata annunciata con grande fanfara la creazione di un fondo di sostegno di 4 miliardi per le start-up. Ovviamente accogliamo con favore questo tipo di iniziative, ma che dire delle aziende a impatto, quelle che contribuiscono all'interesse generale? Ne avremo bisogno nel mondo di domani, del post-emergenza, e forse più che di molti unicorniPer troppo tempo abbiamo permesso alla spasmodica ricerca di redditività e al criterio di iper-crescita di operare scelte economiche strategiche al posto nostro. Oggi ne vediamo il risultato. 

Di Eva Sadoun*


Il mondo del “dopo-COVID”

Tempi duri per il risparmio globale

Conciliazione di utilità e redditività

Il mondo del “dopo-COVID”

Alcune settimane fa, la Francia aveva solo una manciata di produttori di mascherine protettive sul suolo francese. Un mese dopo, è stata istituita un’intera industria e la produzione giornaliera ha raggiunto diverse centinaia di migliaia di dispositivi al giorno. Tra queste aziende c’è anche “1083”, tra le prime società tessili ad annunciare il riorientamento del suo apparato produttivo al servizio della fabbricazione di mascherine. Altri si sono rapidamente aggiunti alla lista ed è nato un vero e proprio ecosistema industriale da questo desiderio di solidarietà e cooperazione locale.

L'esempio di 1083 è interessante sotto molti aspetti. Questa azienda ha una serie di caratteristiche che dovremmo richiedere alla società per il mondo “del dopo”. La società ha contribuito a rilanciare il settore dei jeans in Francia, creando un vasto numero di posti di lavoro a lungo termine nel settore tessile francese, cosa che di per sé costituisce già una sfida, e l'inversione di marcia di una dinamica (produttiva, ndr) ritenuta ineluttabile. La sua resilienza gli ha anche permesso di riorientare il suo sistema produttivo in pochi giorni per metterlo al servizio dell'interesse generale quando le circostanze lo hanno richiesto. Ma l’aspetto che ci interessa è un altro: 1083 dimostra che un’impresa per il bene comune, che combina consumo e produzione responsabili, può vantare una capacità finanziaria da far impallidire i grandi gruppi.

Combinare etica e pratica a lungo termine non è sempre facile. Per coerenza con il suo modello di sostenibilità, 1083 ha deciso di finanziarsi (attraverso una piattaforma d’investimenti a impatto positivo), direttamente dagli investitori privati, singoli cittadini, attraverso la piattaforma LITA.co che ho creato con il mio socio nel 2014. Un milione di euro, che può sembrare molto per il crowdfunding. Risultato: tutti i fondi sono stati raccolti in 12 ore e garantiranno il 5% all'anno agli investitori, per un periodo di 5 anni.

1083 non è un caso isolato. Al contrario, l’azienda fa parte di un ecosistema in crescita. Esistono molti esempi di aziende che perseguono obiettivi di interesse pubblico. Quando Phoenix mette gratuitamente a disposizione di tutti la sua piattaforma anti-spreco, dimostra un grande impegno nel mantenere a galla circuiti alimentari resistenti e impegnati. Quando Banlieues Santé utilizza uno strumento tecnologico per trasmettere istruzioni sanitarie di risposta al Covid-19 nei quartieri, si rivela il miglior assistente del servizio pubblico sul campo. E Simplon.co, che offre le sue competenze tecniche per fornire agli ospedali attrezzature informatiche per consentire ai pazienti Covid-19 di rimanere in contatto con le loro famiglie, ci mostra l’adattabilità di questi modelli e la costanza con cui portano avanti il loro impegno.

Tempi duri per il risparmio globale

L'attuale crisi dimostra che i mercati finanziari non svolgono più il loro ruolo primario. La loro separazione dall’economia reale favorisce sempre più l’aumento e poi l’esplosione di bolle speculative, lasciando migliaia di risparmiatori sul lastrico. Il mondo che la finanza ha ampiamente contribuito a destabilizzare negli ultimi decenni a sua volta sconvolge la sfera finanziaria. Il susseguirsi delle crisi sanitarie e climatiche richiede un’osservazione dolorosa: in borsa il gioco non vale più la candela. L’incertezza che incombe a lungo termine indebolisce anche i settori di investimento ritenuti infallibili e il settore immobiliare ne è un buon esempio. Dall’altro lato, le scelte di investimento basate sull’avversione al rischio consentono solo una redditività irrisoria. In queste condizioni, sarà necessario porre seriamente la questione di cosa ci sia dietro alla finanza e ai metodi di valutazione del rischio. Tutto ciò che è extra-finanziario non dovrebbe in definitiva avere la precedenza su criteri puramente finanziari? L’eccezionale situazione in cui viviamo oggi tende in questa direzione. La vera resilienza nella finanza consisterebbe nel ristabilire il legame tra valore e utilità, nel reinserire un prodotto finanziario nel contesto sociale che lo racchiude.

Il vento sta cambiando e alcune notizie possono fungere da banderuola. Il più grande gestore patrimoniale del mondo, Blackrock, ha annunciato nella sua ultima lettera annuale che desidera includere la sostenibilità come "lo standard di investimento". La crisi sanitaria che stiamo attraversando è anch’essa un fattore rivelatore. Se il patriottismo economico è rimasto a lungo il terreno preferito dei nazionalismi, ci sono innumerevoli personaggi politici che ora affrontano l’ovvio: un'economia nazionale non può dipendere esclusivamente dalle catene di approvvigionamento globali.

Conciliazione di utilità e redditività

Se il nostro prossimo futuro è caratterizzato dall’incertezza, il futuro più a lungo termine potrebbe germogliare nel terreno delle aziende a impatto positivo. Trasformando la resilienza in un progetto sociale, l’economia sociale, sostenibile ed ecologica garantisce un futuro lontano dalla turbolenza macroeconomica.

La loro ragion d’essere, basata su bisogni reali, assicura loro una solidità a lungo termine, a differenza delle aziende che scommettono il loro sviluppo su false necessità. Certamente, gli investitori che cercano la perla del mercato azionario o il prossimo unicorno francese rischiano di essere delusi dai rendimenti annuali a una cifra. Ma chi avrebbe mai pensato che investire a pochi chilometri da casa potesse produrre il 5% all’anno e contribuire a un’alternativa desiderabile nell’industria tessile?

Alla luce dell’attuale crisi, le imprese sociali ed ecologiche stanno portando con sé il nuovo modello economico di cui avremo bisogno per uscire dalla quarantena. L’economia a impatto positivo non è nemica della redditività, e le dozzine di progetti imprenditoriali che abbondano oggi in Francia ne sono la prova migliore. Le carenze recentemente osservate nei settori strategici sono un segnale d’allerta: gli investimenti devono ora essere reindirizzati verso la sua destinazione originale, quella di un’economia reale di cui la società ha bisogno.

Eva Sadoun (Presidente LITA.co)

*Articolo originariamente pubblicato su “La Tribune” il 14/04/2020 

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