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I vantaggi e gli svantaggi dell'equity crowdfunding per l'imprenditore

12 marzo 2020

L’equity crowdfunding consente ad una società, sia essa una startup o una PMI, di reperire capitali di rischio presso una vasta platea di investitori per varie finalità: lancio dell’attività, crescita, sviluppo di prodotti o servizi, ingresso in nuovi mercati etc. In cambio dei capitali ricevuti, la società offre come “ricompensa” ai nuovi soci i diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.

Una campagna di equity crowdfunding può essere una grande opportunità per un imprenditore, al di là della sua esperienza imprenditoriale e della fase di vita dell'azienda e del prodotto. Tuttavia, questa opportunità costituisce una grande sfida e, sin dai primi passi, non nasconde le sue difficoltà.

Vediamo insieme quali sono i principali vantaggi e le sfide più comuni per gli imprenditori che vogliono avviare una campagna di equity crowdfunding.

I vantaggi dell’equity crowdfunding

Gli svantaggi dell’equity crowdfunding per l’imprenditore

Fondamentale: avere le idee chiare

I documenti obbligatori per una campagna equity

I vantaggi dell’equity crowdfunding

I vantaggi di una campagna equity crowdfunding per un imprenditore sono molteplici.

L’equity crowdfunding rappresenta un ulteriore canale per reperire liquidità, oltre a quello bancario o degli investitori istituzionali. Soprattutto dopo la crisi del 2008, il reperimento di liquidità presso il canale bancario è diventato sempre più difficile per le piccole e medie imprese, oltre a essere di difficile accesso per le startup.

Possibilità di condurre una trattativa unica con una molteplicità di soggetti. L’equity crowdfunding permette infatti di presentare un’unica offerta ad una molteplicità di potenziali investitori, che dovranno decidere se accettare o meno le condizioni di sottoscrizione. Nel caso di trattativa con investitori istituzionali, invece, l’imprenditore dovrà condurre una trattativa con ciascuno di loro, essere più volte oggetto di due-diligence con richieste di diversa natura e trattare clausole particolari espresse da ciascun potenziale investitore.

Gli investitori possono diventare una “forza vendita indiretta” della società. Un investitore crowd (o retail, cioè un piccolo investitore) che abbia partecipato ad una campagna, diventando socio della società, avrà tutto l’interesse a poter contribuire al successo dell’iniziativa imprenditoriale sponsorizzando i prodotti o servizi della società presso il suo network. In questo scenario l’azienda che struttura una campagna di equity crowdfunding potrà contare su un grande numero di persone non direttamente remunerate che potrebbero contribuire a far conoscere i propri prodotti o servizi al pubblico.

Possibilità di offrire solamente diritti patrimoniali agli investitori sotto una certa soglia di investimento. Una raccolta di capitali di rischio “tradizionale”, ad esempio attraverso un fondo di investimento, prevede nella stragrande maggioranza dei casi di offrire al nuovo investitore sia diritti patrimoniali che amministrativi, concedendo a quest’ultimo di partecipare alle assemblee dei soci, proporre le proprie iniziative e votare le decisioni proposte dagli altri soci. In alcune situazioni, potrebbe capitare che sorgano tensioni tra soci fondatori e nuovi soci per qualsivoglia ragione e queste tensioni potrebbero avere un impatto sull’attività derivante dal fatto che si passa più tempo a cercare di risolvere i problemi tra soci che dedicarsi all’attività vera e propria. L’equity crowdfunding permette invece ai potenziali investitori di scegliere se voler partecipare attivamente alla vita societaria o se godere solamente di diritti patrimoniali. È infatti permesso all’imprenditore di emettere due differenti tipi di quote che godono di diversi diritti. In questo modo, l’imprenditore avrà la possibilità di interfacciarsi con molti meno soci rispetto al totale, ed avere più tempo a disposizione per dedicarsi all’oggetto sociale.

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Le sfide principali di una campagna equity crowdfunding

Le principali sfide che gli imprenditori che avviano una campagna di equity crowdfunding potrebbero dover affrontare sono tre.

Possibili difficoltà nel trovare un investitore professionale che sottoscriva almeno il 5% della campagna per poterla chiudere con successo. Il regolamento Consob prevede infatti che almeno il 5% della campagna sia sottoscritto da un investitore professionale; in caso contrario la campagna non potrà considerarsi chiusa con successo. In questo caso, anche se l’obiettivo di raccolta venisse raggiunto, in assenza dell’investitore istituzionale la campagna non potrebbe concludersi con successo e l’imprenditore non riceverebbe le somme raccolte (che verrebbero restituite ai sottoscrittori).

Possibili problemi organizzativi e di governance successivi all’ingresso di nuovi soci all’interno della compagine societaria. Gli investitori che partecipano ad una campagna diventano veri e propri soci della società e questo richiede di strutturare e organizzare dei processi efficaci per comunicare con i nuovi soci e per farli partecipare alle assemblee e alle decisioni riguardanti la vita della società. Storicamente l’Italia è caratterizzata da un tessuto imprenditoriale fatto di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, e la governance di impresa è in molti casi concentrata ed esercitata da una o poche persone e si basa su un legame di reciproca fiducia. La presenza di nuovi soci, perlopiù sconosciuti, richiede che i soci fondatori si dotino di una serie di misure e procedure per gestire la presenza di nuovi soci.

Difficoltà nel gestire le comunicazioni con una molteplicità di persone. Questo possibile svantaggio deriva dal fatto che le campagne di equity crowdfunding vengono spesso sottoscritte da un grande numero di investitori che vanno regolarmente informati sullo stato dell’attività una volta diventati soci. La legge prevede che su base annuale i nuovi soci ricevano almeno il bilancio della società, ma le comunicazioni possono non limitarsi a questo e, ad esempio, includere anche aggiornamenti riguardanti la firma di nuovi contratti commerciali, l’acquisizione di nuovi clienti, dati sulle vendite e sui margini etc. Gestire questo flusso di informazioni e, in alcuni casi, rispondere alle domande dei soci può rappresentare una sfida per gli imprenditori e quindi questi ultimi devono pensare già in anticipo all’organizzazione di questa funzione.

Queste sfide devono essere vissute come un'opportunità, non come uno svantaggio dello strumento innovativo dell'equity crowdfunding. Una campagna di equity crowdfunding costituisce per l'impresa un momento molto particolare, un'operazione straordinaria e un primo accesso al mercato dei capitali. Dunque richiede capacità di pianificazione, una strategia chiara e flessibile. Conoscere in anticipo quali siano le sfide del crowdfunding per gli Offerenti è un vantaggio che può aiutare gli imprenditori a pianificare con anticipo le attività principali sia per il lancio della campagna sia per le fasi successive alla raccolta fondi. 

Fondamentale: avere le idee chiare

Il team di un'impresa, sia essa una startup o una PMI, che vuol reperire capitali di rischio presso una vasta platea di investitori deve avere le idee chiare, ancor prima di contattare le diverse piattaforme di crowdfunding presenti sul mercato. 

Infatti, l'imprenditore deve avere almeno un'idea di massima di quali siano l’ammontare minimo da richiedere al mercato e le finalità di impiego di questo ammontare. La consapevolezza dell’imprenditore o del team su questi due elementi è il punto di partenza: è importante avere dei chiari obiettivi di impresa che si vorrebbero realizzare e il relativo ammontare necessario a realizzare quegli obiettivi.

Questi due elementi sono importanti - sin dal primo incontro conoscitivo con le piattaforme di equity crowdfunding - per dimostrare competenza e conoscenza approfondita del proprio mercato di riferimento, oltre che di avere le idee abbastanza chiare sull’evoluzione del proprio business.

Anche se si trattasse soltanto di stime, più o meno precise, è bene che già nei primi documenti da presentare alla piattaforma di equity crowdfunding si evidenzi come si intenda impiegare le somme raccolte e quali potranno essere, verosimilmente, i risultati conseguibili a seguito della raccolta (possibilmente con una stima delle tempistiche).

A titolo di esempio, se l’obiettivo della raccolta è quello di attuare un processo di crescita della società attraverso l’ingresso in un nuovo mercato, bisogna dare evidenza di tutti gli investimenti necessari e tutti i costi da sostenere per l’ingresso, e quale risultato ci si aspetta in termini di ricavi, marginalità e flussi di cassa.

I documenti obbligatori per una campagna equity

Una volta definiti questi aspetti, un imprenditore che vuole strutturare una raccolta di capitali online attraverso un portale deve produrre una serie di documenti da andare a presentare sul portale ai potenziali investitori. Alcuni di questi documenti sono obbligatori e individuati dalla Consob nel regolamento all’Allegato 3, altri accessori a discrezione dell’imprenditore.

Alcuni documenti andranno forniti immediatamente alla piattaforma di equity crowdfunding, al momento della candidatura del progetto. Altri, invece, potranno essere forniti nello step successivo al primo contatto. Altri documenti ancora saranno invece obbligatori per procedere con la due diligence (cioè l'analisi approfondita del progetto) e per presentare online la campagna di equity crowdfunding ai potenziali investitori.

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