Legge di Bilancio 2019: quali effetti per le startup italiane?

A inizio 2019 l’ecosistema italiano delle startup può essere sintetizzato con i seguenti dati (fonte MISE):

  • 9.758 Start-up innovative iscritte nell’apposita sezione del registro delle imprese;
  • Milano e Roma si confermano i poli principali dell’innovazione italiana rispettivamente con il 17% e il 10% del totale nazionale di startup;
  • il 34% delle startup innovative hanno come oggetto la produzione di software;
  • la forza lavoro impiegata si registra in 53.704 fra dipendenti e soci e in netta crescita (+27,1%) rispetto al 2017;
  • elevata partecipazione giovanile: in circa la metà delle startup vi è un under 35 tra i titolari di quote o cariche societarie;
  • valore della produzione stimato sopra il miliardo di Euro.

In questo quadro si inseriscono le nuove direttive espresse nella Legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145, consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale) che hanno come obiettivo quello di dare una spinta ulteriore alla crescita del sistema dell’innovazione italiano.

Ecco quali sono gli effetti principali della nuova legge di bilancio:

1) Incentivi fiscali aumentati dal 30 al 40%

Per incentivare ulteriormente gli investimenti verso le startup innovative il governo ha aumentato l’incentivo fiscale dal 30% al 40% per l’anno 2019. Quindi, 

  • una persona fisica che investe € 100 in una startup innovativa potrà beneficiare di una detrazione IRPEF di € 40;
  • una persona giuridica che investe € 100 in una startup innovativa potrà beneficiare di una deduzione dall’imponibile IRES di € 40.

Altra importante novità che riguarda gli incentivi fiscali è una misura che prevede, nei casi di acquisizione dell’intero capitale sociale di start-up innovative da parte di soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, un incremento delle aliquote precedentemente menzionate dal 30% al 50%.

Questa misura assume una particolare importanza considerato che l’evidente ratio per cui è stata concepita è quella di favorire le exit. Si definisce exit la vendita delle quote di una società da parte di un fondatore o di un soggetto che vi ha investito. Questa parola viene usata perché cedendo le proprie partecipazioni un imprenditore (o un investitore) esce dall’investimento fatto. 

In molti casi un investitore finanzia una start-up con l’obiettivo principale di ottenere un guadagno economico a breve-medio termine, perciò il concetto di exit diventa centrale nel contesto di crescita delle startup dato che il mercato in cui la maggior parte di esse è calata è per definizione illiquido ed è necessario prevedere misure che ne incentivino la liquidità.

Queste agevolazioni sono subordinate a determinate condizioni, tra cui anche la conferma da parte della Commissione Europea. Per maggiori dettagli è possibile visitare il sito di LITA.co Italia nella sezione Incentivi fiscali.

2) Formalizzazione dei principali supporter delle startup

Business Angel e Venture Capital sono i soggetti che maggiormente partecipano finanziariamente alla crescita delle startup. Per quanto riguarda i BA, l’investimento non è mai solo finanziario.
La legge di Bilancio 2019 ha reso la categoria del Venture Capital a sé stante rispetto a quella del Private Equity e ha previsto diverse misure per favorirne le attività.

Ecco la nuova definizione prevista dalla legge:

Sono definiti “Fondi per il Venture Capital” (FVC) gli organismi di investimento collettivo del risparmio chiusi e le società di investimento a capitale fisso, residenti in Italia, ovvero in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che investono almeno l’85 per cento del valore degli attivi in piccole e medie imprese (PMI) non quotate in mercati regolamentati, nella fase di sperimentazione (seed financing), di costituzione (start-up financing), di avvio dell’attività (early-stage financing) o di sviluppo del prodotto (expansion o scale up financing) e il residuo in PMI.

I Business Angels, fino a ora considerati tali solo de facto, sono adesso una categoria ufficialmente riconosciuta e formalizzata da un registro tenuto da Banca d’Italia:

“Business Angel”: gli investitori a supporto dell’innovazione che hanno investito in maniera diretta o indiretta una somma pari ad almeno euro 40.000 nell’ultimo triennio.

Tale formalizzazione (seppur ancora in fase embrionale) permetterà un più facile raggiungimento da parte delle aziende di tali soggetti e anche la distinzione tra i diversi tipi di stakeholder presenti sul mercato, con la conseguente definizione di diritti e doveri degli stessi.

3) Investimenti e fondi destinati al mondo dell’innovazione

Fra le decisioni prese a sostegno del sistema innovazione figurano anche diverse misure che mirano ad apportare più risorse finanziarie alle piccole e medie imprese di nuova costituzione:

  • Almeno il 15% delle entrate dello Stato derivanti dalla distribuzione di utili d’esercizio o di riserve sotto forma di dividendi delle società partecipate dal Ministero dell’economia e delle finanze saranno utilizzate per investimenti in Fondi per il Venture Capital.
  • Al fine di promuovere gli investimenti in capitale di rischio da parte di operatori professionali è istituito il Fondo di sostegno al Venture Capital, con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 e di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2025.
  • Al fine di semplificare e rafforzare il settore del venture capital e il tessuto economico-produttivo italiano, il Ministero dello Sviluppo Economico può autorizzare la cessione da parte di Invitalia Venture di quote di partecipazione. Invitalia è l’Agenzia del Ministero dell’Economia che gestisce gli incentivi nazionali volti alla nascita e al finanziamento di attività già esistenti e di nuove imprese e start up innovative.
    Questa decisione può essere molto utile a far affluire al fondo nuovi capitali da reinvestire nelle imprese di nuova formazione, oltre a 200 milioni di Euro per la costituzione di un apposito fondo di reindustrializzazione, denominato Italia Venture III, già affidato in gestione a Invitalia.

Viene modificata la disciplina dei PIR (Piani individuali di risparmio) prevedendo che almeno il 3,5% del totale del Piano sia investito in quote o azioni di Fondi per il Venture Capital.

Da questo quadro emergono i punti cardine per la crescita del sistema innovazione in Italia, punti che si identificano in:

  • Necessità di risorse finanziarie da destinare alle attività in fase di avviamento.
  • Sviluppo di un sistema di mercato più dinamico e flessibile.
  • Supporto delle idee che passano dalla fase di sperimentazione a quello di commercializzazione con strumenti e attori adeguati.
  • Maggiore trasparenza e comunicazione da parte degli attori (pubblici e privati) del sistema nei confronti del grande pubblico.

E il crowdfunding?

In questo contesto anche il Crowdfunding può e deve giocare un ruolo importante per supportare le Startup nelle fasi più delicate del loro ciclo di vita, prendendo spunto e approfittando di queste nuove misure offerte dalla nuova legge di bilancio, quella dell’incentivo fiscale su tutte. Ma quando si parla di crowdfunding non si parla solo di apporto di risorse finanziarie. Esso è infatti uno strumento che, se usato nella maniera corretta, può permettere la diffusione di un’idea e dei valori dei suoi fondatori fungendo da anche da importante risorsa per il marketing.

Per maggiori dettagli sugli Incentivi Fiscali, vi consigliamo di leggere la nostra guida sulle detrazioni fino al 40% per chi investe in startup e PMI innovative su portali di equity crowdfunding.

Vuoi già investire? Scopri i progetti in fundraising.





Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti per offrirti un'esperienza utente eccezionale, misurare il pubblico e mostrarti annunci personalizzati. Usando LITA.co accetti il nostro uso dei cookie.

Ulteriori informazioni | Chiudi