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L'innovazione raccontata da Start Me Up

03 febbraio 2021

Dopo avervi presentato gli amici di SocialFare, impegnati da sempre per le startup a impatto, passiamo di nuovo al sud per questo nostro appuntamento coi partner di LITA Italia. Andiamo in Sicilia per presentarvi Fabio Bruno, che da quasi dieci anni dà voce all’innovazione al Sud.

L’innovazione al sud raccontata da Start Me Up

Più che un podcast, una community

Il lato umano dell’innovazione

L’ecosistema come processo

La costanza come muscolo

Pazienza e capacità relazionali

Il purpose di Start Me Up

L’innovazione al sud raccontata da Start Me Up

Fabio Bruno è un comunicatore, che lavora con le parole – proprie e altrui – per raccontare l’innovazione tecnologica, sociale e culturale al Sud Italia. Lo fa, con interviste a imprenditori, startupper e creativi. Da sette stagioni, il suo podcast Start Me Up intercetta i principali progetti che ruotano intorno ai concetti di innovazione e li racconta in podcast. Un format nato in una radio privata della sua città (Messina) con l’intento di accendere un faro sul mondo dell’innovazione e dell’imprenditoria.

«Era il 2013 ed eravamo nel pieno di quella che allora alcuni definivano “la bolla startup”. Nel giro di un paio di anni il format passa da analogico a digitale mantenendo il proprio impegno nel voler raccontare le storie di chi “innova al Sud Italia”. In questi ultimi anni Start Me Up ha portato avanti questa attività rigorosamente in podcast e continua a farlo ancora oggi. Più di un ascoltatore/lettore mi ha detto in questi anni che grazie a Start Me Up ha visto sotto altri occhi il Sud Italia. Un luogo vivo, che ribolle di iniziative portate avanti con sacrificio e dedizione da professionisti che amano questi luoghi. Ho sempre immaginato Start Me Up al loro “servizio”, un modo utile per mettere in evidenza la bellezza di ciò che portano alla luce. Per questo Start Me Up ti racconta un Sud che non hai mai ascoltato.»

Più che un podcast, una community

In LITA siamo profondamente convinti che le partnership che creiamo siano essenziali per generare valore insieme e per moltiplicarlo. Anche per questo riconosciamo il valore di un format come Start Me Up che non è solo un podcast, ma un’occasione di incontro per una piccola comunità di innovatori, imprenditori, curiosi e sostenitori dell’innovazione, non solo al o del Sud.
«C’è la community più ampia formata dagli ascoltatori e visitatori del sito e poi quella un po’ più ristretta di quelli che hanno deciso di sostenere il format. In entrambi i casi posso dire che la composizione è piuttosto varia, con persone che per residenza o provenienza hanno a che fare con il Sud Italia. Alcune di loro portano avanti un proprio progetto imprenditoriale, altre sono semplicemente appassionate di un certo tipo di impresa». L’impresa che sta a cuore alla community di Start Me Up non è incentrata sulla crescita economica a tutti i costi, ma mantiene sempre un occhio alla sostenibilità umana e sociale. Un modo per realizzare i propri sogni e realizzarsi come uomini e donne che voglio operare, nel loro piccolo, un cambiamento reale nel luogo che hanno nel cuore: il Sud Italia, appunto. Intorno a questa missione, Fabio promuove il confronto di idee tra i vari membri della community di ascoltatori e sostenitori di Start Me Up, e spinge anche a collaborare per creare piccoli progetti comuni che dimostrano la qualità delle relazioni che piano piano si stanno costruendo.

Il lato umano dell’innovazione

Start Me Up ha in sé una natura ibrida perché parla di impresa, ma lo fa mettendo in evidenza più gli aspetti umani e culturali che economico-aziendali. E parla del Sud Italia senza citare il sole, il mare, le nonne e tutto quell’immaginario a volte macchiettistico che restituisce solo una parte delle potenzialità e di ciò che effettivamente succede in questa parte di Italia.
«Nei fatti è questo approccio ibrido il vero punto di forza di Start Me Up. Un punto di forza che si declina da un lato nell’offrire storie di persone e progetti di successo che operano principalmente al Sud Italia. E dall’altro lato nel fornire, attraverso i contenuti speciali, approfondimenti su metodologie ed esperienze vincenti. Per quanto virtuali, queste sono delle vere e proprie occasioni di incontro e formazione non convenzionale per chi porta avanti progetti di valore sia personali che all’interno dell’azienda in cui lavora.»

Credits: Start Me Up
Credits: Start Me Up

L’ecosistema come processo

Cos’è l’ecosistema dell’innovazione per Fabio?
«Un luogo non solo fisico in cui ognuno porta avanti il proprio progetto e in virtù di ciò rappresenta uno stimolo e un supporto a chi gli sta intorno. Nel primo podcast che ho pubblicato in questa stagione mostro come tre progetti che operano in tre ambiti totalmente diversi – musica (b-rain), industria 4.0 (arancino.cc) e automotive (Stretto in Carena) – si siano influenzati a vicenda e stiano crescendo in modo autonomo, senza collaborare fattivamente tra loro. Questo per me è l’esempio più bello di ecosistema: un luogo dove ciascuno porta avanti un proprio progetto e solo per il semplice fatto di farlo influenza chi gli sta intorno. È un processo che si costruisce giorno dopo giorno ed è fragilissimo perché dipende da ciascun componente che opera all’interno di esso.»

Quali sono secondo te le opportunità e le sfide più urgenti cui rispondere per migliorare l’ecosistema italiano dell’innovazione?
«Sicuramente riuscire a mettere a regime tutto il sistema dei finanziamenti che permettono alle startup, soprattutto quelle early stage, di essere sostenute. E poi mi piacerebbe che ci fossero meno “circoli” chiusi e meno centri di interesse. Penso a ciò che rappresenta una città come Milano per chi fa startup. Ecco, mi piacerebbe che ci fossero altri centri ed ecosistemi cittadini o regionali magari al Sud Italia che riuscissero ad avere il fascino che questa città ha per chi fa impresa. Attenzione, però! Non parlo di emulazione del modello Milano da esportare in tutta Italia, ma fare in modo che ogni ecosistema riesca a crescere assecondando quella che è la propria vocazione territoriale.»

La costanza come muscolo

Un podcast come Start Me Up è esso stesso una startup. Qual è la cosa più importante che hai imparato da imprenditore?
«Una delle cose che mi ha insegnato Start Me Up è l’importanza della costanza: riuscire a portare avanti il proprio progetto nonostante tutto e tutti. Grazie a Start Me Up in questi anni ho allenato questo “muscolo”. E poi sto imparando che l’istinto è qualcosa che devi imparare a domare. È importante averlo, ma senza il supporto dei dati non vai molto lontano.

Pazienza e capacità relazionali

In LITA crediamo molto nella collaborazione per amplificare attività e valori comuni. Cosa hai imparato da anni di collaborazioni per creare valore per l'ecosistema insieme ai tuoi partner?
«Che ci vuole un sacco di pazienza e di ascolto: sono due elementi che garantiscono un risultato se non ottimale, per lo meno soddisfacente. E poi, ci vuole attitudine umana e professionale per ricavarne il meglio da progetti e collaborazioni: se non scatta quella molla ci sarà sempre qualcosa che manca al progetto. Ruota tutto attorno alle relazioni.»

Il purpose di Start Me Up

Qual è il purpose di Start Me Up?
«C’è sicuramente il voler valorizzare ciò che di buono succede al Sud Italia in una doppia ottica: sostenere chi già lo sta facendo ed essere di ispirazione per chi ha in mente qualcosa ma non sa come fare. A questi ultimi soprattutto si rivolgono i contenuti speciali che mese dopo mese vengono creati. Ci interessa la crescita economica solo se è accompagnata da una crescita umana e sociale. Riuscire a sintetizzare questi temi è probabilmente la più grande sfida che Start Me Up ha scelto di fronteggiare sin dalla sua nascita.»

Per concludere, qual è il “perché” di Start Me Up della partnership con LITA?
«Credo che per certi versi e seppur in ambiti diversi queste due realtà condividano una stessa visione: la sostenibilità di ogni progetto imprenditoriale non può e non deve essere solo economica, ma anche sociale e culturale.»

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