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SDG 5 “Parità di genere”

24 febbraio 2021

Continua la scoperta dei 17 Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile inseriti nell’Agenda 2030 dell’Onu. A meno di dieci anni dalla scadenza prefissata per il raggiungimento di tali Obiettivi, anche sulla parità di genere siamo lontani dal traguardo. Anche in Italia, dove la parità di genere è un diritto riconosciuto e sancito dall’art. 37 della Costituzione.

Parità di genere: diritto o traguardo da raggiungere?

Contro la discriminazione e la violenza di genere

SDG 5 e istruzione

Lavoro e pari opportunità

“101mila posti di lavoro in meno: 99mila sono donne”

Leadership ed empowerment

Cosa posso fare io?

Parità di genere: diritto o traguardo da raggiungere?

La parità di genere è un diritto umano fondamentale. Eppure, troppe donne e ragazze sono ancora oggi, in tutto il mondo, vittime di discriminazione e violenza, non ricoprono ruoli manageriali nelle aziende e nelle istituzioni pubbliche e, quando ciò avviene, a parità di funzioni, esse non sono remunerate quanto i colleghi.
Queste sono solo alcune delle sfaccettature della disparità di trattamento tra uomini e donne nel mondo, per la quale il Goal 5 dell’Agenda 2030 vuole trovare una soluzione, con l’obiettivo di “Raggiungere la parità di genere e l’empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze” entro il 2030. I fattori principali sui quali agire sono: violenza di genere, istruzione, lavoro, leadership.

Contro la discriminazione e la violenza di genere

Per quanto riguarda la violenza di genere, uno dei sotto-target dell’ONU prevede di porre fine a ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti di donne e bambine, comprese alcune pratiche (come i matrimoni combinati, il fenomeno delle spose bambine, le mutilazioni genitali) difese come “tradizioni”, ma che in realtà ledono i diritti e minano la salute di tante ragazze e donne in molte parti del mondo. 

In Italia, la violenza di genere è un fenomeno tristemente diffuso e noto per i numerosi casi di femminicidio, spesso in contesti familiari: nel 2020, sono state uccise 91 donne, una ogni 3 giorni. Rispetto ai dati Eures 2019, riportati dal Sole24Ore, sale il numero delle vittime in rapporti di convivenza (da 49 nel 2019 a 54 nel 2020, un aumento del 10,2%), per effetto delle convivenze forzate dovute ai lunghi periodi di lockdown.
Nel 2020 il numero telefonico nazionale antiviolenza (il numero gratuito 1522) è aumentato del 73%, rispetto all’anno precedente: una buona notizia l’aumento delle richieste di aiuto, considerata la difficoltà, per le donne, di denunciare violenze e abusi, ma una terribile notizia se si pensa alla percentuale che rimane ancora “sommersa”. 

Fortunatamente ci sono associazioni, come il Telefono Rosa, che, oltre a un centralino attivo 24 ore su 24, danno sostegno alle donne vittime di violenza e abusi, fornendo loro assistenza legale, psicologica e economica. Ad oggi, più di 715.000 donne si sono rivolte al Telefono Rosa e hanno ricevuto aiuto dalle volontarie attive in tutta Italia.

Partecipa all’evento “Donne in emergenza abitativa. Percorsi di ricostruzione” con Telefono Rosa, Homes4All e Torino Città per le Donne, il prossimo 25 febbraio 2020

SDG 5 e istruzione

Riguardo la formazione e l’istruzione, l’Obiettivo 5 dell’ONU stabilisce che debbano essere garantite pari opportunità di accesso alla formazione per donne e ragazze, senza limiti geografici e di genere, prevedendo l’accesso a tecnologie abilitanti all’informazione e alla comunicazione, per promuovere l’empowerment di donne e ragazze in tutti i settori di studio e di carriera.
E ancora sull’accesso a risorse e strumenti, un altro sotto-obiettivo del Goal 5 dell’Agenda 2030 prevede, entro i prossimi dieci anni, di garantire la parità di accesso alle risorse economiche, tecnologiche, alla proprietà e alle risorse finanziarie e naturali. 

L’empowerment delle donne e la parità di genere, infatti, passa anche dall’indipendenza economica e finanziaria: garantire a tutte l’eguale accesso a risorse non solo naturali, ma anche economiche, avrà come positiva conseguenza maggiori possibilità per tutte le ragazze e le donne, di raggiugere i propri obiettivi personali e professionali, al pari degli uomini.

Lavoro e pari opportunità

Le pari opportunità nell’ambito lavorativo sono, tuttavia, ancora un miraggio. Le donne, per secoli escluse da alcune categorie di lavori, per i quali si ritenevano competenti unicamente gli uomini, si battono non solo per il diritto di occupare posizioni decisionali, ma persino per essere remunerate al pari dei loro colleghi. Non solo: per evitare che la cura della casa e della famiglia ricada unicamente sulle donne (sulle quali per anni la società ha fatto affidamento), l’ONU chiede ad istituzioni e aziende che vengano migliorate le infrastrutture e i servizi pubblici sociali a disposizione delle famiglie, promuovendo anche una migliore condivisione delle responsabilità, verso, ad esempio, figli o genitori non autosufficienti, all’interno dei nuclei familiari. In questo, notevoli progressi si sono visti per quanto riguarda il congedo di paternità, concetto introdotto per la prima volta in una direttiva europea nel 2009 e che, nella legge di Bilancio 2021, è stato portato a dieci giorni di congedo obbligatorio per le nascite, adozioni o affidamenti dell’anno solare in corso.

“101mila posti di lavoro in meno: 99mila sono donne”

Il Covid e i periodi di lockdown più o meno generalizzati nell’ultimo anno hanno avuto enormi e pesanti conseguenze sull’impiego femminile in Italia, che già conta uno dei tassi più bassi in Europa. Una statistica su tutte ha avuto forte impatto mediatico a fine 2020: ISTAT ha riportato un calo di 101mila posti di lavoro, di cui 99mila donne. Notizia che ha fatto il giro delle maggiori testate italiane, confermando che le donne subiscono maggiormente le conseguenze di una situazione di crisi globale. Conferma che arriva anche dai dati europei: 10milioni di posti di lavoro in meno (ottobre 2020, Eurostat).

Leadership ed empowerment

Sul ruolo di leadership delle donne (e sul tema connesso della leadership al femminile), l’ONU, con l’Obiettivo 5, vuole promuovere e garantire l’effettiva partecipazione di tutti alla vita pubblica, verificando che l’accesso a posizioni decisionali in ambito politico ed economico sia davvero egualitaria per donne e uomini. Per aumentare il numero di donne in ruoli decisionali, si è fatto ricorso alle controverse “quote rosa” istituite in Italia per legge nel 2011, che hanno il pregio di aumentare il numero di donne in ruoli decisionali, a discapito, a volte, di merito e competenza, riconducendoci, di fatto, a quote minoritarie da privilegiare, al di là delle effettive competenze dimostrate. 

Tuttavia, perché venga meno la disparità di rappresentanza uomo-donna e affinché non ci si stupisca più che a ricoprire il ruolo di manager sia una donna, dobbiamo attraversare questo lungo periodo transitorio in cui le quote rosa hanno il merito di aumentare il numero di donne in ruoli e settori precedentemente prerogativa dell’universo maschile. Asvis riporta l’aumento dal 4,5% del 2004 al 30,3% nel 2016 della partecipazione di donne in CDA e istituzioni pubbliche e, merito delle quote rosa o meno, è un dato positivo.

Per far sì che le donne ricoprano sempre di più ruoli da leader, è importante promuovere il loro empowerment, concetto che l’ONU stessa traduce nel titolo e nel corpo del Goal 5 in “forza, autostima, consapevolezza”.
In questo senso vanno le numerose iniziative e i percorsi di mentorship ed empowerment, sia per giovani donne sia dedicati a professioniste con più esperienza, che aiutano le donne a fare rete e costruire più consapevolmente la propria carriera, sfruttando a pieno il proprio potenziale. 

La consapevolezza, l’autostima e la forza delle donne non può, tuttavia, attendere l’étà adulta: un ruolo essenziale, per le future generazioni, è giocato dalla scuola, a cominciare dalla stigmatizzazione di stereotipi di genere, che vanno contrastati a ogni livello di studio. Fondamentale anche lo sforzo di accompagnare le ragazze a riscoprire la bellezza delle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per aumentare il numero delle studentesse nei corsi scientifici, non per rispondere all’esigenza di riempire le “quota rosa” quanto proprio a sostegno di una eguaglianza di opportunità, al di là del genere di appartenenza.

Cosa posso fare io?

Qualche consiglio per contribuire anche tu al raggiungimento della parità di genere:

  • Se anche per te è ingiusto che le donne siano pagate meno degli uomini per le stesse funzioni, dai voce alle tue opinioni e parla, in ufficio, a casa, dell’importanza della parità di retribuzione tra donne e uomini.
  • Impara a riconoscere gli stereotipi di genere quando leggi un articolo o ascolti parlare qualcuno. Segnalali, evitali tu stesso e insegna a chi ti sta intorno a riconoscerli e fare attenzione alle parole!
  • Organizzi una conferenza per lavoro? Siamo certi che troverai una relatrice o una donna esperta in quel settore, che possa intervenire per un evento di alto profilo. Puoi farti aiutare dalla piattaforma “100esperte”, una banca dati online, inaugurata nel 2016 con 100 nomi e CV di esperte di STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) proprio per contrastare i tavoli di discussione composti da soli uomini.
  • Impara da mentor donne, possono insegnarti tanto quanto i loro colleghi uomini!
  • Partecipa a campagne di sensibilizzazione per la parità di genere e contro la violenza sulle donne.
  • Non girarti dall’altra parte quando riconosci un’aggressione, anche soltanto verbale, a una donna, collega, compagna di studi; che sia a casa, in ufficio, per strada oppure online, alza la voce per proteggere la persona maltrattata.
  • Leggi, informati e amplia la tua visione sull’argomento, diventa ambasciatore o ambasciatrice della parità di trattamento; anche tu puoi fare la differenza, per raggiungere l’Obiettivo.

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