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SDG 2 “No hunger”

11 novembre 2020

Continuiamo la nostra serie speciale di articoli dedicati agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, con il secondo dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, sottoscritta dai Paesi membri dell’ONU nel 2015.

Porre fine alla fame…

Fatti e cifre

Il Nobel al World Food Programme

Strategie e azioni globali verso la “Fame zero”

Tech for good

Cosa posso fare io?

Porre fine alla fame…

“Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare l’alimentazione e promuovere l’agricoltura sostenibile”. Un lungo titolo per il secondo obiettivo, conosciuto come “Fame Zero”, che comprende due punti chiave per il suo raggiungimento: rendere l’alimentazione sicura e sana e l’agricoltura sostenibile.

Fatti e cifre

I dati sulla fame nel mondo sono allarmanti, da sempre. Sebbene il numero di persone denutrite nel mondo fosse in costante diminuzione, negli ultimi quattro anni si sta rilevando un’inversione di tendenza. Ad oggi, l’ONU riporta che quasi 690 milioni di persone (l’8,9% della popolazione mondiale) soffre la fame. Una persona su nove è denutrita, cioè non ha cibo a sufficienza per condurre una vita attiva, sana e produttiva. La malnutrizione è corresponsabile del 45% di tutte le morti infantili sotto i 5 anni.
Il World Food Programme, la principale organizzazione umanitaria che fornisce assistenza alimentare in situazioni di emergenza e promuove la sicurezza alimentare, ha stimato che ben 135 milioni di persone in 55 paesi abbiano sofferto di insicurezza alimentare acuta e una persona su tre abbia sofferto di qualche forma di malnutrizione (dati 2019).
Tra i dati utili a comprendere le dimensioni del problema della fame nel mondo non figurano soltanto statistiche su fame e denutrizione, ma anche sulla sicurezza alimentare e gli sprechi di risorse: un terzo dei 4 miliardi di tonnellate di cibo che si producono ogni anno viene sprecato, con un costo per l’economia globale di circa 750 miliardi di dollari l’anno. L’agricoltura, inoltre, è il settore che impiega il maggior numero di persone in tutto il mondo, fornendo mezzi di sostentamento per il 40% della popolazione mondiale.

Il Nobel al World Food Programme

Il World Food Programme, dal 2015, ha fatto del Secondo Obiettivo la propria missione e riporta alcuni risultati positivi raggiunti negli anni: ci sono 300 milioni di persone affamate in meno rispetto al 1990-92, nonostante un aumento di 1,9 miliardi della popolazione mondiale. Questi traguardi, insieme allo straordinario lavoro svolto nel 2020 per rispondere in maniera efficace all’aggravarsi della situazione globale, a causa del Covid-19, è valso un Nobel. Il Premio Nobel per la Pace 2020 è andato proprio al World Food Programme, “per il suo impegno nella lotta contro la fame, per il suo contributo al miglioramento delle condizioni di pace nelle aree colpite dai conflitti e per aver agito come forza trainante nella prevenzione dell’uso della fame come arma di guerra e di conflitto”

Fame e malnutrizione sono spesso legate a situazioni di conflitto, oltre che di povertà: nel 2020, in paesi come lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e il Burkina Faso, la combinazione di conflitti violenti e pandemia ha portato a un aumento drastico del numero di persone che vivono in situazioni di malnutrizione estrema.
Tra le priorità del WFP vi è l’obiettivo di promuovere la cooperazione tra istituzioni a livello globale, per raggiungere l’Obiettivo Fame Zero: “nessuna organizzazione può raggiungere Fame Zero se lavora da sola. Se vogliamo vedere un mondo libero dalla fame entro il 2030, i governi, i cittadini, le organizzazioni della società civile e il settore privato devono collaborare per investire, innovare e creare soluzioni durature”.

Strategie e azioni globali verso la “Fame zero”

L’ONU ha individuato una serie di strategie per combattere la fame in un mondo la cui popolazione aumenta ogni anno. La direzione in cui Governi e imprese di tutto il pianeta dovrebbero proseguire è quella di una equa distribuzione delle risorse, di una riduzione degli sprechi, promuovendo l’agricoltura sostenibile e la corretta alimentazione, soprattutto dei più giovani. Garantire accesso a cibo nutriente e sufficiente, azzerare la malnutrizione, con particolare attenzione alle categorie più a rischio: bimbi sotto i 5 anni, adolescenti, donne e anziani.
Riguardo l’agricoltura e l’obiettivo di renderla più equa e sostenibile, si punta a raddoppiare sia la produttività, sia il reddito dei produttori locali di cibo, con particolare attenzione a categorie fragili come pastori, pescatori e piccole famiglie di agricoltori, ai quali garantire un accesso a terreni e risorse, a strumenti finanziari e opportunità idonee per lo sviluppo delle attività. L’aumento della produzione non deve avvenire, tuttavia, a scapito del Pianeta: il sotto-obiettivo 2.4, infatti, raccomanda di aumentare la capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici, attraverso pratiche agricole sostenibili e resilienti. 

L’ONU evidenzia come l’economia e la finanza possano (e debbano) giocare un ruolo decisivo nella lotta alla malnutrizione e per il raggiungimento dell’Obiettivo 2. Fondamentale una strategia di investimenti in ottica di sostenibilità a breve e lungo periodo; l'ONU tra i sotto-obiettivi aggiunge infatti quello di “Aumentare gli investimenti, anche attraverso il miglioramento della cooperazione internazionale, in infrastrutture rurali, ricerca agricola e formazione, sviluppo tecnologico e le banche di geni vegetali e animali, al fine di migliorare la capacità produttiva agricola nei paesi in via di sviluppo”.

Startup tech for good

La ricerca e l’innovazione tecnologica giocano un ruolo fondamentale nella lotta alla fame nel mondo: l’Internet of Things (IoT), la blockchain, l’agricoltura di precisione, l’acquaponica, possono ottimizzare le attività agricole e migliorare drasticamente le condizioni di vita di produttori locali nei paesi in via di sviluppo e, di conseguenza, eliminare, in quelle aree, la fame e la denutrizione per milioni di persone.
L’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano riporta cifre interessanti, gettando le premesse per interessanti riflessioni sull’importanza di investire in innovazione tecnologica “for good”, per il bene cioè del Pianeta e dei suoi abitanti.
Secondo il POLIMI, tra il 2015 e il 2019 nel settore agroalimentare sono nate 1.158 startup internazionali che si pongono obiettivi di sostenibilità economica, sociale e ambientale, con soluzioni per contrastare la fame, stimolare la transizione verso produzione e consumo più responsabili, usare in modo più efficiente le risorse idriche e tutelare gli ecosistemi ambientali. Il 39% di quelle startup ha ricevuto almeno un finanziamento, per un totale di 2,3 miliardi di dollari raccolti, per una media di circa 5,2 milioni di dollari a startup.
Guardando all’ecosistema europeo delle startup, al primo posto per startup agrifood sostenibili appare la Svezia, seguita da Olanda e Finlandia. Noi italiani, nonostante l’alto numero di startup agrifood, diamo ancora poca importanza alla sostenibilità, priorità di solo 7 startup sul totale di 53. Un mercato, ancora limitato, che raccoglie soltanto lo 0,01% dei finanziamenti (fonte: POLIMI).
Dobbiamo fare di più e meglio, per orientare tutta l’innovazione tecnologica di cui siamo capaci, verso obiettivi d’impatto ambientale e sociale. Non è più un’ambizione, ma una necessità.

Cosa posso fare io?

Il sito del’ONU riporta alcuni consigli, perché ciascuno faccia la propria parte e contribuisca in maniera positiva alla lotta alla fame nel mondo. Per far la differenza bastano poche piccole accortezze e buone abitudini da mettere in pratica nella nostra quotidiana vita domestica.
Ecco cosa puoi fare anche tu:
- Non sprecare cibo: congela i prodotti freschi e gli avanzi se non hai la possibilità di mangiarli prima che vadano a male.
- Consuma meno carne e diventa vegetariano per un giorno alla settimana. L'industria della produzione di carne ha un enorme impatto sull'ambiente.
- Acquista cibo locale e di stagione. Prova a coltivare parte del tuo cibo.
- Acquista frutta buffa: molti tipi di frutta e verdura vengono buttati perché le loro dimensioni, forma o colore non sono “corretti”. L’acquisto di questi frutti e ortaggi, un po’ brutti ma perfettamente buoni, permette il consumo di cibo che altrimenti andrebbe sprecato.

Hai altri consigli per ridurre la nostra impronta ecologica e contribuire al raggiungimento degli SDG?
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