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SDG 1 “Povertà ZERO”

23 ottobre 2020

In un nostro recente articolo abbiamo introdotto i Sustainable Development Goals, “Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile” introdotti dall’ONU all’interno dell’Agenda 2030 col fine di promuovere azioni concrete per la salvaguardia del Pianeta e dei suoi abitanti.
Abbiamo deciso di dedicare una serie speciale di articoli dedicati agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, per l’importanza, sempre maggiore, che questi ricoprono nell’attività e nelle strategie virtuose delle istituzioni e delle piccole e grandi aziende che si pongono obiettivi di impatto sociale e ambientale positivo.

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Il ruolo delle aziende per l’obiettivo “Povertà Zero”

I numeri del problema

Indicazioni concrete per raggiungere SDG 1

A che punto siamo?

SDG e finanza, un binomio possibile?

Imprese per la lotta alla povertà: Solifap e Microfinance solidaire

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Il primo dei 17 SDG è centrato sull’eliminazione della povertà estrema nel mondo. Difficile che un obiettivo così ambizioso sia raggiungibile in pochi anni. Eppure, esistono azioni concrete, efficaci, che possono essere intraprese a vari livelli, dal locale al globale, sia da parte di Governi e istituzioni di tutto il mondo, sia col contributo di persone e aziende.

Il ruolo delle aziende per l’obiettivo “Povertà Zero”

Circa l’impegno e l’impatto delle imprese nel raggiungimento non solo dell’Obiettivo 1, ma di uno sviluppo sostenibile, il Global Compact dell’ONU, sul binomio “SDG e Business”, ha sottolineato come «le imprese di tutto il mondo, di qualsiasi dimensione e settore produttivo, siano chiamate a dare un contributo, attraverso nuovi modelli di business responsabile, gli investimenti, l’innovazione, lo sviluppo tecnologico e l’attivazione di collaborazioni multi-stakeholder».
A tutti i livelli, dunque, sia le grandi multinazionali sia le piccole aziende locali, sono chiamate a fare la propria parte, attraverso innovazioni che mirino alla sostenibilità ambientale e ad impatti positivi e di lungo periodo sulla società.
Lo stesso Global Compact sostiene l’importanza del ruolo delle imprese per la cancellazione della povertà e il raggiungimento dell’Obiettivo 1 (e non solo). Le aziende possono infatti contribuire alla sconfitta della povertà creando posti di lavoro, garantendone condizioni dignitose, “impattando positivamente sulle comunità locali, sui paesi in via di sviluppo e sulle zone afflitte da crisi sociali ed ambientali”.
Favorendo condizioni di vita migliori per un maggior numero di persone possibile, le imprese hanno un impatto indiretto verso il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo “Zero Poverty”.

I numeri del problema

Alcune cifre chiave, riportate sul sito UNRIC (il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite), spiegano quali siano i dati a partire dai quali, nel 2015, è stato fissato l’Obiettivo “Povertà zero”:
836 milioni di persone vivono ancora in situazioni di povertà estrema; Circa una persona su cinque nelle regioni in via sviluppo vive con meno di 1,25 dollari al giorno; La maggior parte di queste, appartiene a due regioni: Asia meridionale e Africa subsahariana; Elevati indici di povertà sono frequenti nei paesi piccoli, fragili e colpiti da conflitti; Un bambino al di sotto dei cinque anni su sette non possiede un’altezza adeguata alla sua età; Nel 2014, ogni giorno 42.000 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case in cerca di protezione a causa di conflitti.

Indicazioni concrete per raggiungere SDG 1

Per dare un orientamento chiaro sull’Obiettivo 1 dell’Agenda 2030, l’ONU ha definito alcuni sotto-obiettivi.
Tra le parole chiave: accesso alle risorse economiche, alle tecnologie, alla finanza, protezione da eventi catastrofici, investimenti per ridurre la povertà estrema.
La riduzione della quota di persone che vivono in povertà intesa “in tutte le sue forme” resta uno dei primi sotto-obiettivi e quello più ampio (sia in termini di attività necessarie sia di impatto anche sugli altri SDG).
Si richiede, poi, di “assicurare uguali diritti alle risorse economiche, così come l’accesso ai servizi di base, alla proprietà privata, alle risorse naturali, alle nuove tecnologie e ai servizi finanziari, tra cui la microfinanza”. La microfinanza in particolare riveste un ruolo centrale nel fornire, ai più fragili, l’accesso al credito, per finanziare piccole attività imprenditoriali e personali.

Un altro punto riguarda la protezione dei più poveri da eventi climatici estremi, catastrofi ambientali e sociali. Un’indicazione importante, in un periodo in cui aumenta il numero di persone nel mondo (17,2 milioni nel 2018, secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre) che fuggono da disastri climatici. Un triste fenomeno in crescita, tanto da diffondersi il concetto di “rifugiati climatici”: un’espressione impropria, ma facilmente comprensibile presso l’opinione pubblica per esprimere il bisogno e il diritto a protezione, assistenza e supporto.
Tra i successivi sotto-obiettivi, la mobilitazione di risorse economiche, per fornire mezzi adeguati ai paesi in via di sviluppo, grazie alla cooperazione allo sviluppo. Non solo: si chiamano i governi ad adottare politiche nazionali, locali e internazionali, per sostenere “investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà”, al fine di sviluppare strategie in favore dei poveri e dei più fragili.
Tutte azioni che gli attori locali, nazionali e internazionali sono chiamati a mettere in pratica, ognuno secondo le proprie capacità.

A che punto siamo?

Dopo 5 anni, i report sugli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile, dipingono un quadro non rassicurante: sebbene ci siano stati passi in avanti nella riduzione della povertà estrema, l’emergenza climatica e le diseguaglianze hanno minato fortemente tali miglioramenti.
La pandemia causata dal COVID-19, inoltre, ha creato una crisi economica, sanitaria, sociale che rende “ancora più accidentato il cammino per il raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile”, dice il Segretario Generale António Guterres, al lancio del Rapporto 2020 sugli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.
L’UNIRC riporta le stime secondo cui nel 2020, 71 milioni di persone precipiteranno nella povertà estrema; si tratterebbe del primo aumento della povertà globale dal 1998.
L’ISTAT, nel report 2020, conferma il progresso italiano nella riduzione della povertà: il rischio di povertà o esclusione sociale, nel 2018, era pari al 27,3%, in diminuzione rispetto all’anno precedente (28,9%), ma ad un livello comunque superiore a quello europeo (21,7% nel 2018).

SDG e finanza, un binomio possibile?

La finanza ricopre un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli SDG. In positivo e in negativo: finanziare attività che aumentano le diseguaglianze, la povertà o non riducono il consumo di suolo, di carburanti fossili, ha un impatto negativo e vanifica ogni sforzo compiuto nel tentativo di raggiungere la “povertà zero”.
Investimenti responsabili, invece, in attività che non hanno impatti negativi su ambiente e società, che non aumentano il divario tra ricchi e poveri nel mondo, che permettono lo sviluppo di attività che creano posti di lavoro, che proteggono l’ambiente o non lo distruggono, hanno di per sé enormi conseguenze positive sul momento in cui verrà raggiunto l’Obiettivo 1.
Una finanza che supporta le aziende virtuose e permette il miglioramento delle condizioni di vita delle persone più fragili, che abitano nei paesi in via di sviluppo, deve essere la regola, non l’eccezione.
L’impact investing, che rientra in una delle categorie della finanza sostenibile, si caratterizza proprio per l’obiettivo di generare un impatto positivo intenzionale e misurabile sulla società e sull’ambiente.
Sostenere startup, piccole e medie imprese, che si pongono tali obiettivi è fondamentale, se vogliamo riconsegnare un ruolo positivo alla finanza.

Imprese per la lotta alla povertà: Solifap e Microfinance solidaire

LITA supporta imprese che hanno obiettivi in linea con gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Tra le campagne che rispondono all’obiettivo Zero Poverty, “Microfinance Solidaire” un progetto di microfinanza, che si impegna a fornire accesso all'energia alle popolazioni più povere e finanzia le organizzazioni locali che promuovono la microimprenditorialità.Solifap, un altro progetto supportato da LITA, che ha raccolto 190mila euro nel 2020, è società di investimento solidale, che utilizza i fondi per dare una risposta concreta alla lotta alla povertà abitativa.

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