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"Se il mondo dell'economia sostenibile non lavora insieme..."

21 settembre 2020

Molto impegnata nella finanza sostenibile e nella transizione ecologica, sociale e solidale, Eva Sadoun ha co-fondato con il suo partner Julien Benayoun nel 2014 e quando aveva appena 24 anni, la piattaforma di finanziamento a impatto sociale LITA. Una start up che da allora ha raccolto oltre 40 milioni di euro per una cinquantina di progetti e che oggi è la principale piattaforma europea di investimenti con un impatto positivo. Riflettori puntati su una imprenditrice che ha capovolto la finanza verso l'impatto sociale. […]

La finanza responsabile e l’economia del futuro

L’attivismo degli imprenditori sociali

Un’esplosione di consapevolezza sull’economia sociale e sostenibile

Cosa abbiamo imparato dalla crisi

La finanza responsabile e l’economia del futuro

«Volevo lanciare LITA.co perché ci siamo posti la questione, con Juien Benayoun, co-fondatore di LITA, di come ridare trasparenza ai mercati finanziari. Avevamo letto il libro di Thierry Philipponnat, Le Capital - De l’Abondance à l’utility, che dimostra che i circuiti finanziari oggi sono così intermediati che la finanza non è più interessata all’economia produttiva e all’economia reale», spiega Eva Sadoun. «Volevamo rendere la finanza comprensibile e riconnetterla all’economia reale, un’economia che per noi era (ed è) quella del futuro. Parlando con gli imprenditori, ci siamo resi conto, da un lato, della loro difficoltà nel trovare finanziamenti a lungo termine, dall’altro, di quanto fossero sottocapitalizzati, fattore che impediva loro di crescere e svilupparsi». […]

L’attivismo degli imprenditori sociali

L’impegno di Eva non si limita a LITA.co. Da tre anni è parte del CdA di Finansol: «l’unica associazione francese che promuove la finanza solidale, mette in contatto i risparmiatori con l’economia sostenibile. Per me era importante essere coinvolta per consentire alla finanza sostenibile di essere meglio rappresentata. Ho imparato davvero molto sul lavoro di advocacy da fare con i ministeri […]».
Eva Sadoun ha capito che un imprenditore non può limitarsi ai suoi affari. «Un imprenditore sociale è un politico sul campo che ha una missione ibrida, a metà tra una ONG e un’impresa. Ma svolgere attività di advocacy da solo come un lobbista negli anni ‘50 non fa per me. Preferisco lavorare in maniera collettiva: se il settore dell'economia sostenibile non lavora insieme, non riuscirà a creare un contro-potere».
Questa consapevolezza l’ha portata a diventare anche co-presidente di Tech For Good France, la prima rete di aziende che utilizzano la tecnologia per il bene comune. «Inizialmente, questa struttura era presieduta da Frédéric Bardeau, di Simplon.co. L’abbiamo rilevata con Jean Moreau di Phénix. I nuovi modelli sono anche governance condivisa. L’idea è di federare, equipaggiare, condividere conoscenza... Per creare uno slancio di collaborazione e solidarietà, per svolgere missioni comuni affinché la tech for good sia rappresentata a livello istituzionale, politico, mediatico. Abbiamo creato un marchio “Tech For Good” per consentire alle aziende di autovalutarsi e aiutarsi a progredire. Faccio lo stesso all’interno del Mouves (Movimento degli imprenditori sociali) di cui sono vicepresidente. L’idea a lungo termine è di creare un grande movimento unico di imprenditori d’impatto».

Un’esplosione di consapevolezza sull’economia sociale e sostenibile

[…] Da quando LITA è nata in Francia, nel 2014, la sensibilità dei cittadini sugli investimenti e l’economia sostenibile è molto mutata. All’inizio, sia in Francia sia nel resto d’Europa, non erano molto attenti a questi temi. Ma poi le cose sono cambiate. «Negli ultimi anni abbiamo avuto un’esplosione di consapevolezza sull’economia sociale, sostenibile, sulla transizione ecologica che è arrivata al centro del dibattito pubblico. Quando parliamo di transizione ecologica nella vita di tutti i giorni, le persone a volte si interrogano sul proprio denaro e sul proprio portafoglio. È vero che oggi c’è ancora una certa riluttanza a dire che la finanza possa essere verde. LITA.co è un’alternativa estremamente concreta che ti aiuta davvero a capire la finanza verde e sostenibile».
Eva Sadoun sa che questo nuova consapevolezza può andare ancora più lontano. Ecco perché LITA.co lavora per consentire a tutti di comprendere gli impatti ambientali e sociali di tutti i propri investimenti (sia quelli investiti tramite LITA sia tramite canali d’investimento tradizionali) in modo che le persone possano scegliere consapevolmente. […]

Cosa abbiamo imparato dalla crisi

[…] Eva Sadoun si è detta fiduciosa in una presa di coscienza collettiva delle questioni economiche di sovranità popolare. «Quando ci rendiamo conto che non siamo in grado di produrre quattro mascherine e tre vasetti di gel idroalcolico sul nostro territorio perché non siamo attrezzati, ma dipendiamo da un Paese dall’altra parte del mondo, si pone una questione globale: non controlliamo più la nostra economia e la nostra sovranità. Quando vediamo che i mercati finanziari reagiscono come matti ad ogni annuncio, vediamo che non hanno più alcuna coerenza. Lo sapevamo già, ma così è ancora più chiaro».
Secondo l'imprenditrice, la crisi ci permette di renderci conto dei limiti della nostra economia e della nostra capacità di sostenere le fasce di popolazione più vulnerabili. […] Il problema è che, mentre l’opinione pubblica si impadronisce di questi temi, il decisore pubblico, stranamente, non sembra includerli nelle sue politiche. «La società non mi spaventa. La società politica mi spaventa». […] «A livello politico, l’urgenza di integrare le sfide della transizione ecologica e sociale non è ancora compresa. Eppure, la crisi ci mostra che quando non le integriamo, siamo in crisi. Avremo bisogno di un po’ più di ambizione politica per far capire a manager e azionisti che non possiamo più chiudere gli occhi». E, seppure l’ambiente non abbia il proprio sindacato, dobbiamo far sì che sia rappresentato, nelle aziende e in politica.

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Questo post è una rielaborazione dell’intervista a Eva Sadoun pubblicata il 22 luglio 2020 su L'Info Durable (Informazione sostenibile)

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