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Lotta al riscaldamento globale: l'accordo di Parigi

18 settembre 2020

L’accordo di Parigi è il primo accordo sui cambiamenti climatici giuridicamente vincolante.
L’accordo di Parigi è stato negoziato al COP21 (il vertice Onu sui cambiamenti climatici) dai rappresentanti di 196 stati nel dicembre 2015. L’obiettivo principale raggiunto dagli accordi di Parigi è la riduzione delle emissioni di gas serra per contenere il riscaldamento globale e non superare la soglia (già critica) di 1.5°C oltre i livelli pre-industriali.

Un punto di svolta per il mondo

Entrata in vigore dell’Accordo di Parigi

Obiettivi dell’accordo di Parigi

La finanza per il clima

Il supporto ai paesi in via di sviluppo

Azioni e impegno glocal

Un punto di svolta per il mondo

Lo storico accordo sul climate change raggiunto alla conferenza di Parigi è stato definito da Obama “un punto di svolta per il mondo” e la “migliore occasione a nostra disposizione per salvare il pianeta”.

L’accordo è stato infatti un momento cruciale nella lotta al riscaldamento globale, anche più importante del Summit della Terra (come viene chiamata la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, del 1992 a Rio de Janeiro), in occasione del quale più di 150 stati firmarono la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC), che li impegnava – in maniera non vincolante – a ridurre l’impatto antropico e in particolare le emissioni di gas serra (tra i principali colpevoli dell’effetto serra e del riscaldamento globale). In particolare, la Convenzione riconosceva “responsabilità comuni ma differenziate”, partendo dalla consapevolezza che i paesi industrializzati potessero agire meglio e prima, rispetto ai paesi in via di sviluppo o sotto-sviluppati. Dagli accordi di Rio, le nazioni firmatarie si sono riunite annualmente alla Conferenza delle Parti (COP) per analizzare i progressi e le azioni da compiere.

Tuttavia, l’accordo di Parigi non va considerato quale un punto di arrivo, ma come «un buon inizio del processo di contrasto al cambiamento climatico», frutto della «capacità della diplomazia internazionale di produrre risultati utili alla protezione del clima» (ENEA, 2016).

Entrata in vigore dell’Accordo di Parigi

L’Accordo di Parigi sul clima è stato raggiunto il 12 dicembre del 2015 alla Conferenza annuale delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale (Cop21).

È stato firmato il 22 aprile del 2016 alla sede Onu di New York dai capi di Stato e di governo di 195 paesi. È poi entrato in vigore il 4 novembre 2016 (30 giorni dopo la ratifica da parte di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni di gas serra). L’Italia ha ratificato l'accordo il 27 ottobre 2016.

Obiettivi dell’accordo di Parigi

Tra gli obiettivi raggiunti dall’accordo di Parigi, vi è l’impegno di contenere il riscaldamento globale entro i 2°C (poi abbassati a 1,5°C in quanto già soglia critica per le isole, la cui sopravvivenza è a rischio a causa dell’innalzamento degli oceani conseguenti all’aumento delle temperature medie e al discioglimento dei ghiacciai). Oltre agli obiettivi di mitigazione dei rischi e di preparazione coordinata alle emergenze correlate ai cambiamenti climatici, e al riconoscimento della necessità di azioni finalizzate alla protezione della biodiversità e degli ecosistemi, è da sottolineare l’enfasi posta sul ruolo della finanza.

La finanza per il clima

L’obiettivo di aumentare la resilienza globale e delle nazioni rispetto alla crisi climatica si accompagna alla necessità di investimenti ingenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi fissati. In particolare, è stato evidenziato il ruolo trasformativo dell’economia e della finanza, e – al contempo – la necessità di investimenti sia pubblici sia privati per raggiungere l’obiettivo di un’economia caratterizzata da basse emissioni di CO2.

Il supporto ai paesi in via di sviluppo

I paesi più ricchi si sono impegnati per la creazione di un fondo per aiutare finanziariamente le nazioni più povere. Le nazioni hanno concordato infatti sulla necessità che le azioni e gli investimenti riflettessero “l’equità ed il principio di responsabilità comuni ma differenziate e rispettive capacità, alla luce delle diverse circostanze nazionali”.

L’Unione Europea è tra i principali investitori e sostenitori della transizione sostenibile nei paesi in via di sviluppo (21 miliardi di Euro nel 2018). [Per una cronistoria del contributo dell’Unione Europea alla questione dei cambiamenti climatici, si veda il sito del Consiglio UE.]

Azioni e impegno glocal

Ciascun paese aderente all’accordo di Parigi ha presentato il proprio piano d’azione per il clima a livello nazionale; e ogni 5 anni i governi si riuniscono per valutarne i progressi, secondo i criteri di trasparenza e responsabilità.
Inoltre, dall’accordo di Parigi è stato reso chiaro il ruolo fondamentale dei governi locali nell’affrontare i cambiamenti climatici: non solo città e regioni ma anche tutta la società civile e il settore privato, in maniera collaborativa.
Il focus sul ruolo delle città per lo sviluppo sostenibile e la necessità di partnership forti per raggiungere gli obiettivi comuni era già stato sottolineato dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, firmata – a settembre dello stesso anno – da 193 paesi dell’ONU per tracciare una via e target comuni per la trasformazione sostenibile del mondo. [Link al testo inglese e italiano della Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale.]

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